Contenuti per adulti
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Lontano la cerco, spero invano
Un ritorno atteso, a piangere su un divano
Ti ho cercata un po' ovunque, negli angoli e nelle piazze
Serve guardare dal basso, non dalle alte terrazze
Mi manchi, non te lo nego
A farmi compagnia ora non so se c'è il mio, il tuo, il nostro ego
Se c'è quel piccolo bambino o un lettore cieco
O sono solo io, preso in giro, in questo teatro greco?
No, non stavolta
Sto cercando, scappando, se va bene trovo una svolta
Sei in quelle canzoni, nelle mie cuffie a fare a botte
Intorno sempre la stessa gente, un po' parla, un po' sfotte
Davvero mi spiace se pensi che non so dare peso alle cose
Io che di tutti questi drammi, ho trasformato le urla in voce
Quella notte, in un letto, tomba dei miei sentimenti
Nelle mie lacrime vedevo tutti i nostri baci spegnersi
Non so se tu ci hai mai pensato
A quanto stavo male anch'io per il nostro triste fato
Non so, forse per te ero immaturo
Troppo piccolo, troppo ingenuo per un amore duraturo
Giornate intere passate a pensare,
A quanto stessi immobile per ricordarmi chi mi sapeva amare
Prima di te ce n'erano altre,
Se ne sono andate via, prima dell'inizio, tutte quante
Grazie dio per darmi tutto questo niente
Oggi il mondo cambia, una notte è nelle ombre del giorno che si sente
Passeggiando, dimenticando, distraendomi
Riflettendo, ascoltando, addentrandomi
Prendo una strada nuova, voglio scoprire chi resta
In una strada che da vicolo mostra tutta la sua ampiezza
Difronte a te, l' architettura del dolore
Una discesa progressiva fino allo stop del cuore
È la mia casa, una un po' più brutta di quelle affianco
A ripensare a quei giorni calpestati da un tango
Fermo il mondo in un pomeriggio perpetuo,
A raccontare cosa vivevo in quella casa, il sangue nello scheletro
Mangio senza troppa fame, parlo a stento
Più le urla a volte, che rimbalzavano sul cemento
Altri giorni una calma anestetizzante,
Che forse avevà pietà di quelle stanze
L'ingresso è varcato, anche se un po' frastagliato
Dentro nero pece, niente calma né pace
A schiare blu depressivo, opalescente
Trasuda sangue da un soffitto opprimente
Colonne a schiera,
Io sicuro, mi incammino
Da sinistra e destra vengo scrutato da mani lunghe che si avvicinano
Nelle braccia non c'è forza, solo rabbia che basta ad allontanare
La forza di chi ce la fa' da solo in un mondo difficile da abbandonare
Banchi in fila, tutti seduti in uno stadio di matti
Coltelli come sorrisi, partono a scatti
Passeggio tra quelle file
Altalenante, tra gli alti e bassi della fine
Santi o demoni, che differenza fa'?
Cambia la prospettiva, il bene e il male non si sposta
Nascondino tra quelle sbarre
Il bambino e la mia ombra
Questa luce entra a spacco, mi dà fastidio... Ingombra
Mi trovo lì finalmente, al centro dell' incubo
Una falena al centro a fare da spessore incavo
È grande, come te... I tuoi occhi
Sei stata la prima a dirmi che i miei non erano tra i troppi
Le sue ali, residuo di volontà
Fragili come il confine labile con l' altrove
Violente come porte scardinate dal dolore
Piccola farfalla sopravvissuta,
Perché la tua forza, grazia, fragilità, mi rifiuta?
Sono un piccolo bruco in confronto al tuo volo liberatorio che maturità trasuda?
Che bruco, al massimo un cane bastardo
Non sono mai stato poetico, né freddo né caldo
Ho sempre pensato che ciò che è vero fuori, non rispecchia ciò che sei dentro
Perché non c'è corrispondenza tra il mondo macroscopico e microscopico, a parte l'intento
Cane che cammini bastonato dal tuo cielo
Mascherando la bestia che hai dentro, sotto un' ombra a fare da velo
Ribellati, uccidila, mangiala
No, cortocircuito, stacca
Non sono come loro
Disposti a provare tutto pur di scoprire senza più un ritrovo
Perché ci facciamo la guerra?
Esistono obbiettivi più grandi di un piccolo pezzo di terra?
Quante volte parli di valori, onore.... Sai apprezzare un fiore?
Sono un radicato fungo, che fa' uscire parole dalle sue spore
Guerra universale senza pace individuale
Sangue cremisi schiarito da globuli opachi del male
"Siamo soldati fra nelle piastrine
È nei globuli e nelle piastrine"
La guerra è un confronto che non genera crescita
È questo quello che la tua mente esercita?
Ti voglio bene anche ora,
perché l'amore è tale da quando ti accarezza a come ti lascia e ti sfiora
E ti chiedo scusa se non ero troppo alto per aver vissuto un po' da bambino...
Ma mi hai guardato da sicurezza ad arroganza, arrivati a lontano, partiti da vicino
Lontano... Ci sentiremo a breve
Un peso su di me, grosso, grava, greve
Ti dirò che quel cane bastardo, quel bruco immaturo, avevano dentro il dolore, materia prima delle cose
Io li ho trasformati: da piccoli a grandi, da bestemmie a parole, da poesie a prose
Sono io: la sintesi delle nuove cose
Ecco cos'è l'evoluzione
Non è solo dolore, è l'arco esponenziale che culmina in aspirazione
La mi bilancia ora si basa su due cose: quante ne puoi prendere e quante ne puoi trasformare in cose buone
La mia vendetta è più subdola di questo, è il fischio del vento lasciato da questo piccolo gesto
Io e tu, soldato
Siamo i sopravvissuti al tempo in questo mondo malato
Di questa cattedrale conosco ogni labirinto mentale
Ma tutto cambia se cambi piano, scendi le scale
La cripta risonante di silenzio
Al limite due tombe separate da un lume spento
Una del soldato, pianto dal suo tempo
Scaltro per il coraggio, valore senza senso
Ti ammiro anch'io per aver dato la tua vita per qualcun altro non sempre fine a sé stesso
L'altra del poeta, senza fiori, murata dal cemento
Io non ho fame di parole, ho sete di lacrime che cadono su questo testo
Ne scorgo solo uno: un piccolo fiore di ferro
Come le guglie di questa cattedrale che grattano il cielo, pungendolo
Squarciante dolore, infinito silenzio